Orgoglio Bresciano non poteva non occuparsi di quello che forse è una delle maggiori espressioni culturali della nosra terra: la caccia… nà a trà! In questi ultimi anni la sociètà moderna non ha fatto nient’altro che dipingere quella che ai giorni nostri è PURA PASSIONE, come il più becero dei passatempi, dove ‘rozzi paesani’ uccidono uccellini e Bambi indifesi per soddisfare la loro sete di sangue. Su questo stereotipo ci hanno marciato quelli che amo definire i finti ambientalisti incapaci di affrontare (o piuttosto non lo vogliono?) i veri problemi ambientali della nostra provincia, quali la massiccia industrializzazione (è mai possibile che nel Bresciano ogni paese debba avere una zona industriale e una artigianale?) e la sfrenata urbanizzazione (si veda la Franciacorta degli ultimi 5 anni).
Orgoglio Bresciano vuole aiutare la numerose associazioni venatorie a salvaguardare e rilanciare quella che per anni è stata oltre che una passione una fonte di sostentamento importante.
Per questo abbiamo chiesto collaborazione all’ ANUU Migratoristi Sezione di Gussago i quali ci hanno invitato a pubblicare l’articolo che segue.
Ringraziandoli per il loro aiuto, aggiungiamo inoltre che siamo disposti a collaborare con tutte la associazioni venatorie non legate ad alcun partito politico.
Non useremo il termine di “arte” solo perché il nostro rigore e la nostra cultura estetica ci soccorrono, sconsigliandoci tale indebita contaminazione.
Ma vorremo almeno parlare di un gioco nel senso classico, o se si preferisce di un “otium”, le cui componenti sono moltissime e di vario ordine: fisico, sentimentale, morale.
Alla base porremmo l’amore della solitudine, del silenzio, della natura; il bisogno di recuperare uno stato di naturalità extra-storica, come alternativa dialettica ai nostri ineliminabili impegni di uomini condizionati dal tempo e dalla società in cui viviamo.
Quindi: cacciare, soprattutto cacciare seriamente al capanno e avere una parte della propria giornata, per tutti i giorni dell’anno, riservata a mille piccole faccende, mille piccole osservazioni, a mille piccole scoperte. Infine, nel periodo in cui si caccia si raccolgono i frutti di mesi e mesi di lavoro: i frutti della pazienza, della metodicità, dell’abilità, dell’intelligenza; e sul posto non resta che avere l’occhio sveglio, anche dopo mesi di sonno perduto, non resta che lasciare libero corso alle emozioni, non resta che vivere attimo dopo attimo una realtà che non è mai uguale a se stessa, fatta di imprevisti, di sorprese, di novità, di incidenti anche, di cose inspiegabili, di mistero, di incognite. L’atto di sparare non è che l’occasione ultima, terminale, tanto spesso inattuabile, di un processo lunghissimo e composito che interessa non più solo il cacciatore-sparatore, ma l’uomo in molte sue qualità e facoltà.
(Pier Carlo e Pier Giorgio Santini – Il Capanno – 1974)
Incontrandoci assaporeremo il frutto di questa cultura, vivendo attimo dopo attimo, una realtà che non ha eguali.