MUSICA POPOLARE
MUSICA COLTA
MUSICA POPOLARE
I canti della “Stella”
Nell’ambito della musica popolare del territorio bresciano, occupano un posto curioso e di notevole interesse culturale i cosiddetti canti della “Stella”. Si tenga fin da subito presente che la pratica di questi canti non è estesa a tutta la provincia, ma interessa esclusivamente una specifica area, una fascia che dalla media val Trompia si protrae alla Valvestino. Oggi, agli inizi del XXI secolo, questi canti della “Stella” sono intonati oramai in pochi centri abitati, quali ad esempio Crone e Lemprato sula riva orientale del lago d’Idro. Nel passato la tradizione era appunto molto più diffusa sul territorio e si hanno testimonianze dell’esecuzione dei suddetti canti a Brozzo di Marcheno, Casto, Sabbio Chiese, Lavenone, Anfo, le già citate frazioni di Idro, Treviso Bresciano, Vico di Capovalle e Magasa.
I canti della “Stella” venivano eseguiti a tarda sera nelle strade dei paesi menzionati da un coro maschile di giovani e adulti (mai bambini), talvolta accompagnato da qualche strumento musicale, durante il periodo che intercorreva tra il Natale e l’Epifania, quest’ultima annunciata nei testi recitati. Il canto, dunque, si inserisce in una cornice religiosa cristiana, ma non per questo era legato a iniziative della parrocchia o di qualche istituto ecclesiastico locale. Il coro oltre che annunciare l’arrivo dei Magi a Betlemme, praticava contemporaneamente la questua, in evidente analogia all’evento della distribuuzione dei tre doni nel racconto sacro. I canatanti (uno dei quali reggeva su un’asta una stella di cartapesta illuminata al suo interno da una candela o una lampadina) si fermavano nei crocevia o in qualsiasi altra strada, eseguivano i canti e ne ricevevano in cambio dei doni, che potevano essere cibo o denaro, utilizzati alla festa dell’Epifania per l’organizzazione di una cena comune o, ad ogni modo, spesi per la comunità. Una parte veniva occasionalmente data in offerta anche alla parrocchia.
La diffusione limitata a zone di montagna di questa usanza trova probabilmente spiegazione nella necessità di ricercare coesione tra gli abitanti di aree marginali e isolate. Per poter affrontare le difficoltà che un territorio – impervio come la montagna – riserva a coloro che la abitano, con questi riti la popolazione ricorda a se stessa la necessità di mantenere vivo un senso di coesione, simboleggiato dalla cena dell’Epifania o, ancor meglio e più in generale, dalla donazione di ciascuno di una parte dei propri beni a vantaggio esclusivo di tutta la comunità nella sua interezza.
(fonte: a c. R. Leydi - B. Pianta, Mondo popolare in Lombardia. 2. Brescia e il suo territorio, Cinisello Balsamo 1976)
Esempio: la “Stella” di Anfo.
Noi siamo i tre Re
venuti dall’Oriente
per adorar Gesù
ch’è un re superiore
di tutti il maggiore
di quanti ne al mondo
ne furono giammai
ne furono giammai.
Ei fu che ci chiamò
ei fu che ci chiamò
mandando la stella
che ci conduce qui.
Dov’è il Bambinello
grazioso e bello
in braccio a Maria
che Madre è di Lui
che Madre è di Lui.
Ora noi se ne andiam
ora noi se ne andiam
ai nostri paesi
da cui venuti siam
ma qui ci resta il cuore
in mano al Signore
in mano al Signore
che per noi sofrirà
che per noi sofrirà.
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