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la nostra storia

1. L'età antica

2. La Brescia cristiana tardoantica e l'Alto Medioevo

3. La Brescia comunale

4. Il bresciano nella dominazione veneta

5. Brescia nell'età napoleonica e risogimentale

6. Dall’Unità al secondo dopoguerra

7. La Brescia contemporanea

 


 

1. L'età antica

 


 

2. La Brescia cristiana tardoantica e l'Alto Medioevo

 

SAGGIO: Un patrono dimenticato. La vita di San Filastrio di Brescia

Chi mai, fra noi Bresciani, ha sentito in qualche rara occasione o ha letto chissà dove il nome di Filastrio? Presumibilmente, oggigiorno, solo un numero assai esiguo di persone potrà rispondere affermativamente a questa domanda e un numero ancora più ristretto conoscerà vicende storiche o fatti semi-leggendarî, che si celano dietro questo nome. I motivi che hanno fatto sì che questo sachiesa di San Filastrio di Tavernolento bresciano, un tempo importante, sia stato pressoché dimenticato, sono principalmente due: in primo luogo, è ormai trascorso molto tempo da quando (a partire dal Cinquecento) i santi Faustino e Giovita hanno sostituito, in qualità di patroni della città di Brescia, i precedenti vescovi Filastrio e Apollonio; in secondo luogo, il culto di questo nostro vescovo santo non è mai stato molto popolare e non ha avuto un’ampia diffusione sul territorio bresciano. Ne è una dimostrazione lo scarso numero di parrocchie, nella nostra provincia e diocesi, dedicate a san Filastrio: sicuramente avranno sentito il suo nome gli abitanti di Casaglia (nel comune di Torbole-Casaglia); di Prandaglio, oggi nel comune di Villanuova sul Clisi, ma un tempo nell’orbita della pieve di Vobarno; i camuni di Grevo (Cedegolo); i parrocchiani di Ludriano (frazione di Roccafranca, presso Orzinuovi) e di Provezze (Provaglio d’Iseo). A Tavernole sul Mella si trova un’altra bella chiesa dedicata a Filastrio, che tradizionalmente (ma falsamente) veniva e viene ancor oggi considerata la prima chiesa cristiana della valle triumplina. Oltre i confini della provincia di Brescia, ospitano una parrocchia consacrata a Filastrio soltanto Mosio nel Mantovano (ma nel passato nella nostra diocesi), Villongo nel Bergamasco e, inspiegabilmente, Tosca di Varsi nell’appennino piacentino.

Cerchiamo, dunque, di conoscere meglio questo personaggio. In realtà le notizie che abbiamo sulla sua vita sono molto poche. Non sappiamo né la data della sua nascita né quella della sua morte, ma sicuramente visse nella seconda metà del IV secolo, un tempo lontanissimo da noi, quando ancora esisteva l’impero di Roma e il cristianesimo iniziava veramente ad imporsi come religione dominante. C’è chi sostiene che il nostro Filastrio sia nato nel 330, ma in realtà questo poco importa. Importa, invece, sapere che egli partecipò, nel settembre del 381, al concilio di Aquileia, che riuniva tutti i vescovi del Nord Italia: ciò significa che a quella data Filastrio era già vescovo di Brescia. Ma chi era l’uomo Filastrio? Da dove veniva? Cosa ci è rimasto di lui, della sua vita, prima e dopo aver seduto sulla cattedra bresciana? Quasi sicuramente non era di Brescia, ma era uno straniero e forse nemmeno nato nella parte occidentale dell’impero, anche se certi studiosi lo hanno ritenuto spagnolo. Stando al nome (Filaster o Philastrius) e stando a quanto afferma il vescovo Gaudenzio, suo successore, doveva essere originario di quella parte dell’impero, in cui il greco veniva parlato più del latino, ovvero l’Oriente: chissà, magari dSan Filastrio a Tavernole s/ Mellaell’Asia Minore, o siriano, se non anche egiziano; non è escluso che fosse anche greco di nascita o dei Balcani. Purtroppo non lo sappiamo con precisione, ma è certo che fu un predicatore cristiano e un grande viaggiatore. Spinto dalla vocazione e dal desiderio di diffondere nel mondo la Parola di Gesù, lasciò presto la famiglia, i cari e la sua terra, finché giunse a Milano (nel 365 o nel 372), forse lì inviato da papa Damaso per contrapporsi al vescovo Aussenzio, seguace di una eresia cristiana (l’arianesimo). La sua opposizione gli costò una bella bastonata (nel vero senso della parola), che lo segnò nel fisico e lo costrinse a ritirarsi a Roma, dove – si dice – riuscì a convertire molti pagani. È attorno al 378-380 che Filastrio diventa finalmente vescovo di Brescia, succedendo a Faustino e ponendo fine alle sue peregrinazioni missionarie.

“Lo meritò Brescia, allora rozza, ma desiderosa di cultura, ignara – è vero – della scienza dello spirito, ma lodevole per l’impegno d’imparare”: con queste parole san Gaudenzio dipinge la città di cui Filastrio diventa vescovo. Una città, Brescia, che certo aveva conosciuto e professava il cristianesimo, dal momento che prima di Filastrio vi erano già stati ben sei o sette vescovi. Tuttavia, la situazione non era rosea e i cristiani erano costretti a convivere a fianco di una forte comunità ebraica e soprattutto in contrapposizione con i seguaci della religione pagana, i quali detenevano le principali ricchezze e vivevano nell’agio. Il nuovo vescovo si trovava ad essere la guida di una comunità povera, che viveva di stenti, ma vogliosa di seguire i dettami evangelici, di cui dava chiaro esempio Filastrio, mediante la sua castità e la sua lotta alle eresie. Scrisse un voluminoso “Libro sulle varie eresie” che ebbe abbastanza successo e fu usato anche dal famoso sant’Agostino, il quale conobbe personalmente il nostro vescovo bresciano, a Milano a fianco di sant’Ambrogio.

La morte lo colse tra il 387 e il 396 e la sua prima sepoltura fu la chiesa suburbana di Sant’Andrea. Nell’838 il vescovo Ramperto spostò le ossa del santo, che nel frattempo erano venerate come reliquie, nella cripta che oggi si trova sotto il Duomo Vecchio. Filastrio, assieme ad un suo predecessore, Apollonio, veniva considerato il protettore celeste della città e gli veniva attribuito un culto con devozione particolare. Parecchi secoli dopo, quando la città si trovava in subbuglio per le lotte fra le fazioni cittadine avverse, si sparse la voce che le reliquie del santo fossero state trafugate da Pandolfo Malatesta, signore di Brescia tra il 1404 e il 1420. Da allora le ossa di Filastrio non ebbero pace. Anche a causa di infiltrazioni di acqua piovana, i resti furono traslati in un altro altare sempre nella cripta nel 1456; poco meno di cent’anni dopo, nel 1572, la cripta venne chiusa e le reliquie spostate in un altare della soprastante “Rotonda”; infine, nel 1674 ciò che rimaneva di Filastrio ebbe definitiva sepoltura nell’altare dedicato allo stesso e ad Apollonio nel Duomo Nuovo.

San Filastrio e sant’Apollonio furono, dunque, i primi patroni di Brescia. Abbiamo visto che le notizie, almeno su uno dei due, sono limitate e talvolta piuttosto vaghe. Certo è che il nome di Filastrio è stato dimenticato ed è caduto nell’oblio, a partire dal momento in cui Faustino e Giovita sono stati ufficialmente elevati al rango di patroni loro stessi. Speriamo che, con questo modestissimo contributo, il nome di Filastrio ci aiuti a riscoprire una parte della nostra storia e della nostra identità, che rischia di scomparire e di essere per sempre relegata in un angolo buio della nostra memoria.

 

Gabriele Barrale


 

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